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Types of Accommodation in Florence
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Casa Vivaldi in Florence Apartment in Florence Tuscany, Italy
The apartment is located 2 minutes far from Villa La Petraia in Castello (Florence). Completely restored... |
Apartments Florence: Suite 5 (Via Palazzuolo, 50 Int.2) Apartment in Florence Tuscany, Italy
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Il piano regolatore 1915-1924 e gli interventi durante il fascismo - Firenze in Toscana
A parte un tentativo di piano urbanistico nel 1907, che non ebbe seguito, il piano successivo a quello per Firenze capitale fu compilato nel 1915 dall’ufficio strade del Comune, diretto dall’ingegnere Giovanni Bellincioni. Il piano entrò in vigore nel 1924, ben sessant’anni dopo il piano Poggi. Questo strumento urbanistico, fatto sostanzialmente di una ragnatela di maglie viarie che individuano isolati edificabili invadendo a colmata le aree libere fino ai piedi delle colline, è rimasto in vigore fino al 1958. Fu attuato soltanto in parte, per alcuni settori della rete stradale, ma determinò di fatto i due settori più consistenti di espansione residenziale - a nord, nella zona delle Cure, e a sud-est, a Ricorboli - mentre confermò il settore delle Cure. L’attività edilizia adottò largamente la tipologia del villino. Inoltre il piano determinò l’avvio del quartiere industriale di Rifredi (1918), che doveva poi ospitare i più grandi insediamenti produttivi, e la zona ospedaliera di Careggi (a partire dal 1934). Il periodo fra le due guerre è segnato dai riflessi locali della politica del regime fascista in materia di gestione e disegno delle città. Un vecchio progetto del conte Giulio Guicciardini e del professor Ugo Giusti, del 1921, per il ‘risanamento’ del quartiere popolare di Santa Croce, viene rielaborato e presentato al podestà dal Guicciardini e dall’architetto Raffaello Fagnoni, nel 1928. Nel 1936 si inizia la demolizione di alcuni isolati della zonaSi lavora secondo un progetto comunale che prevede alla fine dell’intervento nuovi isolati e strade più larghe, ma nessuno ha un’idea chiara di cosa possa e debba rappresentare il nuovo quartiere, una volta realizzato, nel quadro generale della città. Dopo le demolizioni, i progetti di ricostruzione non furono attuati. Gli spazi vuoti furono ‘riempiti’ in tempi successivi nell’ultimo dopoguerra. Lo sventramento fascista è vissuto così dai protagonisti de Il quartiere (1945) di Vasco Pratolini: “stanno risanando il Quartiere, buttano giù le case per ricostruirle più belle e nuove, dove noi non potremo mai abitare coi fitti che verranno a costare. […] Il piano del risanamento aveva infierito nel cuore del nostro Quartiere. Partendo appena dopo l’Arco di San Piero raggiungeva Borgo Allegri e via dell’Agnolo, delle quali era rimasto in piedi un solo versante. Vista dalla prospettiva del piazzale, col sole che vi batteva contro, la fila delle vecchie case, unite l’una all’altra come un lungo caseggiato irregolare, dava un senso di tristezza. Le crepe, i logori infissi, le docce arrugginite, le stesse facciate rese sporche e grigie dal tempo, la lisa biancheria appesa alle finestre, perduti i fabbricati dirimpettai che ne ripetevano l’immagine, e smarrita la dimensione naturale della strada, mettevano a nudo il proprio squallore. Le stanze, violentemente illuminate dal grande arco di luce del piazzale, ponevano al vivo davanti agli occhi la povertà delle suppellettili. […] Passeggiando sul piazzale mi accorsi che la gente che lo traversava invece di tagliare in diagonale per abbreviare il cammino seguiva istintivamente il tracciato delle vecchie strade.
Bambini giocavano in mezzo al piazzale, sicuri poiché le automobili lo evitavano a causa dei mucchi di macerie sparsi un po’ dappertutto. Quasi al limite di Borgo Allegri era stata impiantata una giostra che essendo mattino si vedeva celata dentro un grande cappuccio di tela. Fosse dovuto alla mia lunga assenza, o più propriamente alla fisionomia che quel pezzo di Quartiere aveva assunto dopo lo sventramento, io stesso scoprivo cose che non ricordavo o che non avevo mai viste: una botteguccia di merciaia che doveva esserci da sempre se gli sporti erano stinti e scrostati e nella sommaria vetrina campeggiava un cartello propagandistico incitante alla guerra, ingiallito e polveroso. Poi, un’inferriata ad altezza di uomo, che proteggeva inutilmente una finestra murata”.
Altri interventi minori all’interno del centro antico in periodo fascista sono la creazione di piazza Brunelleschi con la casa del mutilato (arch. R. Sabatini, 1936), la demolizione delle casette sul fianco nord di S. Lorenzo (1933-35), le saturazioni edilizie di via Giusti o via Bonifacio Lupi.
Anche a Firenze, come nelle altre città italiane, il regime fascista mira a realizzare soprattutto opere monumentali e rappresentative: la casa del Fascio (arch. C. Burci, 1927-28); lo stadio comunale (ing. P.L. Nervi, 1932), la stazione ferroviaria di Santa Maria Novella (arch.i G. Michelucci, N. Baroni, P. Berardi, I. Gamberini, B. Guarnieri, L. Lusanna, 1934-35), la Scuola di Guerra Aerea alle Cascine (arch. R. Fagnoni, 1937), la casa del Balilla in piazza Beccaria (ing. F. De Reggi, arch. A. Cetica, 1936-37), la sede della mostra-mercato dell’Artigianato in piazza Cavour (arch.i S. Pastorini, M. Pellegrini, 1939).
La nuova stazione di Firenze è giustamente considerata un capolavoro dell’architettura di questo secolo in Italia. Un involucro austero di pietraforte contiene spazi interni sapientemente articolati e qualificati dai rivestimenti di marmi e di metalli preziosi, come nella seicentesca cappella mausoleo dei Medici in San Lorenzo. E analogo, nei due monumenti, è il gusto per l’accostamento della pietraforte e del marmo bianco, all’esterno. Nella diversità materica e tettonica degli involucri, ricorre, all’esterno e all’interno, il tema di serie di linee o fasce continue per controllare lo sviluppo orizzontale dei volumi (all’esterno) ed esaltare lo svolgimento dei percorsi (all’interno): filari sottili in rilievo nel paramento di pietraforte della facciata principale, nervature metalliche in rilievo o a filo delle superfici nel salone delle biglietterie; strisce di due colori diversi alternati nel pavimento della galleria di testa; commettiture preziose delle superfici di rivestimento nelle sale d’attesa.
La struttura in calcestruzzo armato a vista dello stadio comunale è concepita da Pier Luigi Nervi in termini di espressività formale diretta della logica di funzionamento e della capacità di resistenza del materiale, con un risultato scevro da monumentalismi esteriori. In base alle norme generali della difesa antiaerea i fabbricati della Scuola di Guerra Aerea dovevano essere distanziati tra loro e allo stesso tempo accostati alle più alte masse verdi (l’area della scuola comprende il bell’arboreto studiato dalla facoltà di Agragria dell’Università di Firenze). Inoltre era prescritto che le coperture degli edifici dovessero essere piane e che per i rivestimenti esterni delle costruzioni fossero adottati mattoni e incorniciature di travertino. Raffaello Fagnoni ha fatto di queste restrizioni il motivo caratterizzante della propria architettura, articolando, per quanto possibile, i volumi e differenziando i vari edifici secondo le funzioni. La struttura in calcestruzzo armato è negata dal rivestimento di mattoni che ripropone una compattezza muraria.
Nel corso del Novecento le attività direzionali continuano a concentrarsi nel centro. L’intervento più pesante è il nuovo complesso della Biblioteca Nazionale (1911-35), che investe parte delle strutture conventuali di Santa Croce e si affaccia sull’Arno con l’apertura di via Magliabechi. “La vera tristezza di quegli anni - scrive Emilio Cecchi nel 1969 -, fu la nuova Biblioteca Nazionale presso Santa Croce, nel Corso dei Tintori, sacro alla ideale presenza del vecchio Tommaseo. E in quella strada ampia, scevra, semideserta e come spazzata dal vento, l’edificio della Biblioteca, col suo stile balcanizzante da ‘Kursaal’ o casino da giuoco, rassomiglia a un obeso e melenso mascherotto, la cui ridicolaggine è accresciuta dal suo ritrovarsi lì disorientato e solo”. Gli insediamenti industriali si concentrano a Rifredi. Nel 1931 Firenze viene definita stazione turistica internazionale; nel 1933 è sede dell’incontro tra Mussolini e Hitler, per il quale vengono allestite spettacolari scenografie urbane; nel 1935 viene inaugurata l’autostrada Firenze-mare e nel 1936 la linea ferroviaria elettrificata Firenze-Bologna, detta “Direttissima”.
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