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Types of Accommodation in Florence
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SUITE 28 Borgo Pinti, 54 (int 2) Apartment in Florence Tuscany, Italy
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Apartments Florence: Suite 5 (Via Palazzuolo, 50 Int.2) Apartment in Florence Tuscany, Italy
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Suite 19 (Via Dell' Albero, 16 Int.1) Apartment in Florence Tuscany, Italy
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Hotel Casci 2 Star Hotel in Florence Tuscany, Italy
Small family hotel right in the heart of Florence, located in an ancient palace only 150 yards away from... |
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Firenze nel '500 - Firenze in Toscana
La crisi che negli ultimi anni dei XV secolo segna la storia di Firenze non è indipendente dai grandi avvenimenti che trasformano il mondo occidentale tra il 1490 e i primi due decenni del XVI secolo. Le importanti scoperte geografiche, i mutamenti nell'articolazione del potere delle maggiori potenze europee ecc. conferiscono ai problemi una dimensione nuova. Uomini come Vespucci, Michelangelo, Machiavelli, Leonardo e più tardi Galileo, rispondono con grandi elaborazioni individuali ma, perduta la libertà e venuto a mancare il suo primato economico, Firenze è sempre meno il centro della storia della civiltà occidentale. Rientrando a Firenze con la forza (1512), i Medici abbandonano definitivamente la politica di governare di fatto la città mantenendo nello stesso tempo formalmente le istituzioni repubblicane. I Medici acquistano il titolo ufficiale di duca e poi di granduca. E’ arrivato il 'principe" del Machiavelli. In quegli anni i Medici tentano di riaffermare il loro prestigio anche con interventi nella città. E’ dopo il 1512, probabilmente che Giuliano da Sangallo - il quale aveva partecipato alle opere per la caduta della repubblica nel 1509 costruendo un ponte di barche sull'Arno - progetta la grandiosa ristrutturazione urbana per una nuova residenza medicea nell'area tra via degli Alfani, Borgo Pinti, le mura e via G. Capponi. La scala grandiosa della elaborata composizione chiaramente propone l'edificio come organizzazione dello spazio urbanistico e anticipa alcuni aspetti della problematica cinquecentesca. Il progetto può anche essere letto come una personale meditazione sulle possibilità in una nuova dimensione di quel comporre per simmetrie e combinazioni di spazi aperti e chiusi e modulari per linee ortogonali, che, iniziato nel '200, aveva trovato una nuova ragione nella visione metafisica del Brunelleschi e nella concreta chiarezza di Michellozzo. Molti dei progetti medicei i quali non riescono a realizzarsi perché troppo ideali, utopistici rispetto agli sviluppi del primo Cinquecento, sono caratterizzati da un'evidente volontà di definizione formale. I Medici comprendono bene che nella nuova dimensione politica del loro secolo l’autorità del signore è legata non più e non tanto alla forza armata ma al sistema di relazioni tra famiglia e potere, famiglie ad essa legate, ordini religiosi, e componenti culturali, sistema che costituisce appunto l'effetto urbano di un insediamento. Ne deriva tra l'altro l'utilità e l'importanza del conferire una forma monumentale non soltanto alla cattedrale o al palazzo del governo, ai grossi centri pubblici a scala di tutta la città, ma ad ogni elemento costituente il 'sistema'.
Il centro focale degli interventi medicei del periodo resta comunque la chiesa di S. Lorenzo, tradizionalmente quasi una proprietà della famiglia. Leone X promuove il concorso per la facciata della chiesa. Giulio dei Medici (poi Clemente VII) fa costruire la nuova sacrestia (1520-34), intesa come mausoleo familiare, e poi la biblioteca Laurenziana (1523-29), finita al tempo di Cosimo I. In queste opere Michelangelo, partendo dalla meditazione dell'architettura fiorentina (Brunelleschi, Giuliano da Sangallo, il Cronaca), realizza una visione personalissima. Anziché tentare di eliminare le contraddizioni del suo tempo che rendono impossibile ogni soluzione rappresentata come verità fissa e riconoscibile da tutti, egli traduce la contraddizione stessa, il contrasto interno, in un valore assoluto. Lo spazio michelangiolesco della Sacrestia Nuova o della Laurenziana è uno spazio tutto interno a se stesso, ma non, com'era nel Brunelleschi, nel senso di uno spazio che riassuma, sublimandoli attraverso l'armonia calcolata delle proporzioni, tutti i rapporti 'per relazione' con l'esterno, ma piuttosto in quanto ogni altra realtà fuori da quella che si impone nella Sacrestia è preclusa, esclusa, eliminata. Perciò le 'facciate' sono rivolte verso l'interno. Lo spazio è il risultato della presenza come ripetizione ossessiva della parete disegnata come 'facciata' esterna. È un mondo interno creato dall'interno, e non a caso una volta entrati nella Sacrestia si perde ogni senso dell'orientamento. Così le pareti non sono come nel Brunelleschi superfici bidimensionali tese tra le linee strutturali, ma invece masse plastiche che gravano col loro peso verso il basso. La collocazione e il proporzionamento reciproci degli elementi architettonici non seguono regole razionali, ma sono in funzione di una dinamica conseguente a questa concezione generale. Perciò esse realizzano equilibri continuamente instabili, contrasti interni in tensione (parti centrali più strette rispetto alle laterali con un effetto di allontanamento, nicchie e porte compresse e archi dilatati ecc.).
Le stesse caratteristiche ritornano nella biblioteca Laurenziana, dove la dinamica della visione michelangiolesca, fondata sul movimento costretto entro limiti ferrei e su contrasto, può articolarsi nella successione: vestibolo sviluppato fortemente in verticale, sala di lettura sviluppata fortemente in profondità, saletta finale triangolare per i libri rari compressa e limitata (non realizzata). Le qualificazioni spaziali di questa successione sono perfettamente coerenti con la qualificazione funzionale. Clemente VII si oppone a Carlo V. Dopo il Sacco di Roma (1527) i fiorentini si ribellano, cacciano nuovamente i Medici e ristabiliscono il regime repubblicano (gonfaloniere: Niccolò Capponi). La riconciliazione di Clemente VII con l'Imperatore comporta l'accordo per il ritorno dei Medici a Firenze. La Repubblica è assediata per undici mesi (1529-30) ma è infine costretta a cedere. Come simbolica esecuzione della Repubblica si distrugge sulla Piazza della Signoria la campana della Torre del Palazzo. Nel 1529 il governo repubblicano conferisce a Michelangelo la nomina a Governatore Generale e Procuratore delle fortificazioni della città, per provvedere alla difesa di Firenze contro il tentativo di Clemente VII di riprenderla con la forza. Michelangelo fa costruire i bastioni davanti alle porte della cerchia medievale e fortifica tutta la collina di San Miniato con strutture costituite di terra pressata impastata con paglia e rivestite di mattoni crudi.
L'assedio di Firenze comporta una distruzione pesantissima di strutture edilizie nella fascia più immediatamente a contatto con le mura e delle ville e case dei dintorni. Proprio in seguito a queste distruzioni - quelle preventive ad opera dei fiorentini per sgomberare il campo e quelle durante l'assedio - gran parte di tali strutture territoriali furono nel Cinque e nel Seicento intensamente riconfigurate. Le complicate vicende politiche dei primi decenni del Cinquecento portano ad una attività edilizia ridotta. Tuttavia è da rilevare l'attività di Baccio d'Agnolo che, grazie anche ad una organizzazione di lavoro le cui modalità sarebbe importante chiarire per la storia dei rapporti tra le forze e le competenze interessate alla costruzione degli edifici e della città, realizza tra l'altro numerosi edifici residenziali sviluppando soprattutto il modello semplificato della facciata intonacata, spesso con loggia sotto il tetto. Tra i diversi palazzi che gli sono attribuiti in via Ginori, il palazzo Taddei (1503-04 ca.) può essere considerato un prototipo dell'edilizia residenziale delle classi più ricche della prima metà del ‘500.
Nel palazzo Bartolini-Salimbeni (1517-20), che sfrutta con sapiente rigore insieme con fantasia la bella posizione sulla piazza S. Trinita, è evidente la conoscenza degli esempi tipologici realizzati a Roma da Bramante e da RaffaelIo. A Baccio d'Agnolo spetta anche il disegno del campanile di S. Spirito (1503-17), finito più tardi, nel 1566 per volere di Cosimo I. Le distruzioni non sono dunque l'unico effetto del terribile assedio del 1529-30. Il netto calo demografico e l'instabilità politica non favoriscono certo un'intensa attività edilizia. La fortezza di S. Giovanni, detta più tardi comunemente 'da Basso', per distinguerla da quella di S. Giorgio o di Belvedere, è voluta (1554) da Alessandro tanto come difesa della città, quanto al fine di poter controllare qualsiasi sommossa interna che possa essere organizzata dalle famiglie nemiche dei Medici e disporre, in caso di tali difficoltà, di un sicuro rifugio per la famiglia dominante e i suoi sostenitori. Anche da ragioni di ordine pubblico sembrano dettati gli interventi di Alessandro de' Medici per eliminare gli sporti delle case medievali. Un provvedimento in tal senso viene preso.
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